Penso che sia doveroso da parte mia fare una analisi del voto per le regionali (per le amministrative aspettiamo ancora qualche ora), per questo ieri notte ho seguito lo spoglio astenendomi dal commentarlo, poi sono andato a dormire e oggi con calma e pazienza ho provato a mettere insieme i dati e comporre un quadro di quello che penso. Chi avrà la pazienza di leggerlo mi perdonerà la lunghezza, comunque equivalente a qualche decina di status “estemporanei” su facebook.

Comincio dicendo che abbiamo vinto 5 a 2, il PD governa tutte le regioni d’Italia eccetto la Liguria, il Veneto e la Lombardia (oltre al trentino ed alla Valle d’Aosta che non sono attribuibili).
Vinciamo bene in Toscana e in Puglia, che si confermano roccaforti anche nelle percentuali, vinciamo nelle Marche, forse beneficiando di uno scenario frammentato a destra. In Campania ed in Umbria, dove la destra era unita, strappiamo vittorie importantissime e molto diverse fra loro. Purtroppo la destra prevale nettamente in Veneto e strappa anche una vittoria in Liguria con la nostra evidente complicità politica.  Ora passiamo ai numeri:

– in Puglia Emiliano vince con un 47% che sarebbe bastato anche di fronte ad una destra unita (18% e 14% il risultato di ieri). L’affluenza è uguale alle europee, emiliano guadagna quasi 100k voti rispetto al PD alle europee (che però qui prese il 33%), la destra ne perde quasi 100k e i 5 stelle oltre 150k.

In voti assoluti, Emiliano prende 637k (contro i 550k del PD alle ultime europee) i 5 stelle prendono 242k (contro i 403k delle ultime europee), la destra prende complessivamente 442k (246k scicchitulli, 196k poli bortone) (contro i 570k della destra alle ultime europee, comprensivi però degli oltre 100k di NCD)

– nelle Marche Crescioli vince con il 41%, davanti ai 5 stelle (21,7%) e alla destra divisa (18,9% e 14%).  Si vince nettamente, sia il PD che i 5 stelle pagano in voti assoluti il calo dell’affluenza ma così non è per la destra che guadagna quasi 50k voti.
In voti assoluti, con un’affluenza che rispetto alle ultime europee cala dal 65% al 50%, crescioli 251k (contro 361k alle ultime europee), 133k i 5 stelle (contro 194k alle europee), la destra complessivamente oltre 200k (116k acquaroli, 86k spacca) (contro i 158k delle ultime europee).

– in Toscana Rossi vince abbondantemente con il 48%, davanti una destra divisa (20% lega e 9% forza italia) ed ai 5 stelle (15%). La vittoria è netta, anche qui PD e 5 stelle pagano in voti assoluti il calo dell’affluenza ma così non è per la destra che guadagna quasi 70k voti.
L’affluenza in questo caso cala dal 66% al 48% rispetto alle ultime europee. In voti assoluti Rossi 656k (contro oltre 1.000.000 del PD alle europee), i 5 stelle 200k (contro 316k alle europee), la destra complessivamente 398k (273k lega, 124k FI) (contro 332k complessivamente alle ultime europee).

– in Campania De Luca vince con il 40,9% contro il 38,3% di Caldoro e il 17% dei 5 stelle. L’affluenza è uguale alle europee, De Luca guadagna quasi 100k voti rispetto al PD alle europee, la destra ne perde 150k e i 5 stelle perdono oltre 100k voti.
In voti assoluti 905k De Luca (contro 832k del pd alle europee), 850k Caldoro (contro 795k della destra alle europee, compresi i 120k di NCD), 392k i 5 stelle (rispetto ai 528k delle ultime europee).

– in Umbria Marini vince con il 42,7% contro il 39,2% della destra unita e il 14,5% dei 5 stelle. L’affluenza rispetto alle europee cala, in voti assoluti il PD e i 5 stelle ne pagano il prezzo, mentre la destra cresce e riesce sorprendentemente quasi a strappare la vittoria al PD.
In voti assoluti, con un’affluenza che cala dal 70% al 55% rispetto alle ultime europee, quasi 160k per la Marini (contro i 228k del pd alle europee), 147k per ricci (contro i 118k del centro destra alle europee, compreso NCD), 53k per i 5 stelle (contro i 90k alle ultime europee)

– in Veneto Zaia stravince con il 50,2% davanti alla Moretti con il 22,7%, i 5 stelle con l’11,8% e Tosi con l’11,6%. Rispetto alle europee l’affluenza cala, la Moretti quasi dimezza il risultato del PD, i 5 stelle perdono anche loro quasi la metà dei voti, la destra, sommando zaia e tosi, guadagna 470k voti.

In voti assoluti, con l’affluenza che rispetto alle europee cala dal 63% al 53%, 1.100.000 a Zaia più 249k a Tosi (contro 880k alle ultime europee, comprensivi di 83k di NCD),  486k alla Moretti (contro i 899k del pd alle europee), 253k i 5 stelle (contro i 476k alle europee).
in Liguria toti vince con il 34,4% davanti alla Paita con il 27,8%, i 5 stelle al 24,8% e Pastorino al 9.4%. La vittoria della destra è superiore alle attese, in voti assoluti rispetto alle europee, con l’affluenza che cala la destra guadagna 20k voti, la sinistra sommando Paita e Pastorino ne perde quasi 100k, i 5 stelle oltre 40k.

In voti assoluti, con l’affluenza che anche qui rispetto alle europee cala dal 60,7% al 50,7%, 226k Toti (contro i 198k delle europee compresi i 24k di NCD), 182k Paita e 61k Pastorino, totale 243k (contro i 323k del PD alle europee), 163k i 5 stelle (contro i 201k delle europee).

Precisazioni:
Ho preso in considerazione i voti assoluti assegnati ai candidati presidente, considerando che ci sono le loro liste e altre liste civiche il cui risultato è a mio avviso ascrivibile al Partito Democratico.
Il paragone che ho fatto è con le ultime elezioni europee di un anno fa. Il paragone è il più recente e relativo ad uno scenario che vedeva un fortissimo PD, i 5 stelle in forte flessione rispetto alle Politiche e la destra in piena crisi, tutti elementi da tenere in considerazione per l’analisi del voto di ieri.

Considerazioni:
Fatte le dovute premesse, questa tornata elettorale ci consegna una riflessione molto importante. Il PD stravince in Toscana, confermando un Presidente forte della sua azione di governo, dotato di una propria linea politica anche indipendente dal PD nazionale, che non trova da tempo concorrenti credibili ad insediarlo.Vincenzo De Luca vince in Campania al termine di una campagna elettorale estenuante, iniziata con le travagliate primarie che lo hanno candidato e culminata con la sguaiata e del tutto inopportuna uscita di Rosy Bindi a due giorni dal voto, che lo includeva nella lista degli “impresentabili”. Ma se da una parte la presidente della commissione antimafia assestava un colpo al compagno di partito, forse per manie di protagonismo, forse per rancorosità, dall’altra il PD campano lavorava per espugnare una regione che negli ultimi anni è stata una vera roccaforte della destra. Strappare alla destra questa regione è una vittoria importantissima che fa il paio con quella ottenuta 6 mesi fa in Calabria, segnando la progressione generale della sinistra in Italia.In Puglia non solo confermiamo ma rafforziamo la nostra egemonia, anche grazie alla confusione nella destra locale. Emiliano ha stravinto forse portando avanti più la sua linea politica che non quella di Renzi, che ha contraddetto in più di un’occasione durante la campagna. In sostanza i tre neo-governatori meridionali (De luca, Emiliano ed Oliverio) migliorano alle regionali i pur brillanti risultati del PD alle europee. Emiliano ed Oliverio lo hanno fatto non tanto sulla base della spinta elettorale del premier o sul lavoro del governo in questi mesi, quanto su una linea diversa, che è la richiesta di maggiore attenzione al mezzogiorno ed alle sue classi dirigenti, elemento forse sottovalutato dal Partito, che oggi torna utile perchè incanala il consenso comunque all’interno ma che, se ignorato, domani il PD potrebbe pagare alle elezioni politiche.In Umbria, più che in Campania dove è forte da tempo, la destra è arrivata ad un’incollatura dal PD. Ciò ci da il segnale di quanto potrebbe essere pericolosa alle elezioni politiche una destra unita, che in generale ha beneficiato della crescita esponenziale della lega di Salvini, la cui egemonia nel loro schieramento è ormai evidente anche senza approfondire l’analisi sui voti di lista, risollevandosi in parte dalla palude con una linea molto chiara, a cui dobbiamo contrapporre non solo il buon governo ma un progetto politico ideologicamente alternativo. In Veneto la ventata di rinnovamento di cui ha parlato la Moretti, coraggiosamente in giro per tutti i comuni veneti, semplicemente non ha convinto. Qui l’impronta renziana della candidata era chiara, eppure non ha portato consensi. L’effetto-Renzi non c’è stato, evidenziando i limiti della disomogeneità nel messaggio e nelle candidature, che ha messo in campo il PD per queste regionali.Il caso Liguria era un caso prima delle elezioni e lo sarà anche dopo. La destra vince perchè ha presentato una proposta più chiara della nostra. Il partito poteva e doveva fare di più per gestire il controverso esito delle primarie. Ma questo lo sapevamo anche prima del voto. In generale serve chiarezza su come si scelgono le candidature e autorevolezza e trasparenza nel caso questo processo si inceppi.Politicamente, il PD rimane di gran lunga la prima forza in Italia, con vocazioni maggioritarie assolutamente non velleitarie. Si vede un cenno di ripresa della destra, che ha forse ritrovato una sua identità e una sua forza, a patto che Berlusconi accetti di consegnarne le chiavi a Salvini, mentre i 5 stelle, endemicamente in difficoltà nelle elezioni amministrative, tutto sommato tengono ma pagano caro il calo dell’affluenza e in generale non segnano risultati strabilianti (minimo 11,8% in Veneto, massimo 24,8% in Liguria). Dire che i 5 stelle sono il primo partito in alcune regioni è un dato che è falsato dalle liste civiche collegate ai candidati presidente del PD (vedi precisazioni e i voti assoluti).Sinceramente non vedo un risultato che apre alla nascita di un partito “a sinistra”, almeno queste regionali non ne sono state un banco di prova, limitandosi al caso ligure.La mia considerazione finale è che questo esito, che comunque è molto positivo sia in se stesso che se considerato come giudizio sull’operato del governo, fa comparire alcuni campanelli di allarme, mettendo in mostra qualche limite che abbiamo avuto. Abbiamo fatto una campagna elettorale sulla difensiva, contrapponendo alle polemiche strumentali sui rom e sugli impresentabili la nostra azione di governo e i tanti provvedimenti che abbiamo portato a casa in questi mesi (anticorruzione, ecoreati, divorzio breve), che pur essendo importantissimi non mostravano un progetto politico complessivo. Alle europee l’effetto traino del Presidente Segretario Renzi ha spinto tantissimo, molto oltre le più rosee aspettative. Alle amministrative la disomogeneità (polemica Rossi – Moretti sull’adozione dello statuto speciale in Veneto in caso di vittoria) della nostra offerta politica ha messo in discussione quella forza e attenuato quell’elemento di traino per il centrosinistra.Per riuscire a mettere le radici nel 40% ottenuto alle europee, bisogna lavorare nella strutturazione e nella formazione del partito, con un progetto politico che sia capillarmente condiviso dai dirigenti e dai militanti.Discorso a parte merita lo straordinario risultato che i (pochi) Giovani Democratici candidati alle regionali, hanno conseguito. Andrea Giorgio ed Alessandra Nardini in Toscana hanno preso tantissimi voti per loro ma li hanno soprattutto portati al PD, mettendo in campo un’energia senza pari e arricchendo la campagna elettorale di contenuti, parlando con persone che spesso il PD non raggiunge e non coinvolge. L’importante risultato che hanno conseguito ne è la prova. Un grazie a loro che ci hanno messo la faccia ma anche a tutti i Giovani Democratici che hanno fatto campagna per le regionali, arricchendo i programmi dei nostri candidati sui temi che riguardano le giovani generazioni e perdendo ore, giorni e settimane del loro tempo, sottraendolo allo studio, al lavoro o al tempo libero, per organizzare iniziative, incontri, volantinaggi, eventi per sostenere il PD in questa tornata.Un’altra valutazione la farò al termine delle amministrative, che vedono un esercito di giovani candidati che probabilemte ora si trovano nei seggi a seguire gli spogli.Queste amministrative le abbiamo vinte, ma è importante correggere questi aspetti prima delle elezioni politiche, che saranno il vero banco di prova elettorale e politico non tanto di questo governo, quanto del gruppo dirigente del PD. Bisogna ragionare sulle nostre proposte assieme ai gruppi dirigenti locali, ai nostri Presidenti di Regione. Realizzare entro il 2018 un cambiamento vero e capillare in tutti gli enti locali a guida PD. Queste elezioni ci dicono che possiamo e dobbiamo fare meglio in termini di organizzazione interna e di proposta politica. Possiamo e dobbiamo fare meglio perchè il nostro obiettivo, lo ha detto Renzi l’altro giorno, è governare da soli l’Italia nel 2018. Governarla realizzando il nostro programma. Un programma di governo che non sarà inficiato dalla presenza di NCD e che dovrà rilanciare su scuola e università, lavoro, innovazione e ricerca, ambiente, diritti civili ecc.Riceveremo il mandato di attuarlo se saremo maggioritari, per essere maggioritari bisogna essere credibili, dal centro alle periferie, da palazzo Chigi al palazzo della Regione Campania. Dal sindaco di Milano al futuro candidato sindaco di Cosenza (che l’anno prossimo dovremo riprenderci). Credibili perchè dirigenti di un partito vero con regole vere, credibili in virtù di una visione politica chiara ed uniforme. Ultimo consiglio non richiesto per il futuro: maggiore attenzione al Mezzogiorno (se non si fosse capito).Noi siamo al fianco del Partito Democratico, siamo impegnati a sostenere la forza di cambiamento che porta con se. Saremo impegnati a declinare questo cambiamento secondo i nostri ideali, al fianco dei più deboli e per uno sviluppo pieno del nostro paese. Siamo determinati a cambiare l’Italia.

Marco Grandinetti
Responsabile Enti Locali – Giovani Democratici