spiagge

Nella giornata di ieri, la commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha approvato un emendamento alla legge di Stabilità che prevede che i procedimenti giudiziari, pendenti alla data del 30 settembre 2013, concernenti il pagamento in favore dell’erario statale dei canoni e degli indennizzi per l’utilizzo dei beni demaniali marittimi e delle relative pertinenze possano essere integralmente definiti corrispondendo in un’unica soluzione il 30 per cento delle somme dovute oppure il 70 per cento con una rateizzazione in nove anni. Speravamo che la politica dei condoni e delle sanatorie fosse terminata. Prendiamo atto che così non è. Il provvedimento adottato costituisce un grave errore: si pone a beneficio dell’evasione fiscale e a scapito dell’interesse pubblico, giungendo a premiare chi si è rivelato inadempiente nei confronti delle Casse dello Stato. Ricordiamo che le spiagge sono un bene demaniale, tale cioè da richiederne una valorizzazione a favore della collettività. In questo modo, al contrario, si incentiva un utilizzo privatistico della risorsa pubblica che si colloca fuori dalla tutela della legalità e dalla promozione di una necessaria cultura dei diritti e dei doveri. A esserne colpiti saranno peraltro i titolari di concessione che hanno versato quanto dovuto e che si troveranno danneggiati dalla concorrenza sleale di chi è riuscito a farla franca con il sigillo dell’approvazione del Parlamento. Facciamo presente, inoltre, che il settore balneare vive già di elevata evasione e gode di canoni inadeguati a fronte di introiti consistenti. Questi elementi avrebbero dovuto sollecitare, quindi, politiche di segno opposto rispetto a quanto si è inteso fare.