Ventiquattro anni fa la mafia uccideva Paolo Borsellino e la sua scorta.
Una Fiat 126 imbottita di tritolo esplodeva in Via D’Amelio portandosi via uno dei simboli più luminosi della lotta alla mafia.
Paolo, Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio, non vi abbiamo dimenticati.
Ricordare, però, è solo il primo passo e ce lo disse lo stesso Borsellino lanciando un monito alle giovani generazioni: “se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.
Noi Giovani Democratici, ieri come oggi, siamo pronti a raccogliere il testimone del magistrato e oggi siamo qui a via D’Amelio per dimostrarlo.
Siamo pronti a raccogliere questa sfida con coraggio, consapevoli del fatto che la diminuzione delle morti non ha rappresentato la fine dell’”onnipotente e misteriosa mafia”.
La nostra sarà una battaglia di civiltà, fatta di piccoli gesti e condotta nella quotidianità.
E saremo tanto più determinati quanto più questa guerra riguarderà la nostra generazione, affinché la solitudine e l’impotenza che pervadevano l’esistenza del magistrato non siano i sentimenti dei tanti giovani sotto attacco.

Scacceremo questo incubo e agiremo come abbiamo sempre fatto: sognando, con i piedi ben saldi a terra.