In occasione della giornata internazionale di lotta alla povertà, la Caritas Italiana ha rilasciato anche per quest’anno il rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, con un’importante novità: se ancora il rapporto 2015, intitolato “povertà plurali”, aveva come focus le varie sfaccettature del fenomeno della povertà e le sue molteplici manifestazioni nel nostro paese, il rapporto 2016 vuole ampliare lo sguardo, affrontando questo argomento andando oltre i confini nazionali (da qui il nome “Vasi Comunicanti”), per far emergere i nessi che esistono tra povertà, emergenze internazionali, guerre ed emigrazioni e di come in un mondo così globalizzato non si possano vedere sconnesse le situazioni nei vari paesi.

Il messaggio è che la povertà, in pratica, non ha confini, ne colore.

Italia − secondo i dati Istat − vivono in uno stato di povertà 1 milione 582 mila famiglie, un totale di quasi 4,6 milioni di individui. È il dato pù alto dal dal 2005. Le situazioni più difficili sono quelle

vissute dalle famiglie del Mezzogiorno, dalle famiglie con due o più figli minori, dalle famiglie di stranieri, dai nuclei il cui capofamiglia è in cerca di un’occupazione o operaio e dalle nuove generazioni.

In particolare sulle nuove generazioni emerge che degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, il 46,6% risulta under 34. In termini assoluti si tratta di 2 milioni 144 mila individui, dei quali 1 milione 131 mila minori.

Questo aspetto preoccupa più degli altri e rappresenta una novità emersa proprio nel rapporto di quest’anno: la povertà assoluta si afferma per la prima volta come un fenomeno inversamente proporzionale all’età, diminuendo all’aumentare di quest’ultima. La stessa Caritas sottolinea come questa tendenza scardini completamente il vecchio modello di povertà italiana e che abbia sostanzialmente ribaltato la tendenza misurata nel 2007, prima della crisi economica, che vedeva negli over 65 la fascia più svantaggiata.

La Caritas lancia un allarme rispetto a questi dati: il rischio che la condizione di povertà fra le nuove generazioni si traduca in delle rinunce nell’ambito educativo, condannando milioni di ragazze e ragazzi di questo paese a rinunciare a migliorare la propria istruzione perché impossibilitati a sostenerne il costo. L’istruzione, viene ribadito, rimane tuttavia l’unica forma di tutela da percorsi certi di impoverimento, la via da percorrere come forma di riscatto sociale per le famiglie meno abbienti.

Come soluzioni, la road map indicata dalla Caritas è chiara: un Piano Pluriennale di contrasto alla povertà, che porti alla introduzione nel nostro Paese di una misura universalistica contro la povertà assoluta, già a partire dalla prossima legge di bilancio 2017; politiche del lavoro tese a contrastare la disoccupazione, in modo particolare quella giovanile; nuove misure a sostegno dell’istruzione dei minori nelle famiglie meno abbienti.

Come Giovani Democratici non possiamo che trovarci in sintonia con quanto sostenuto dalla Caritas, e con le proposte da essa indicate. Continueremo a lavorare nelle nostre realtà locali e nazionali per far sì che quanto emerso dal rapporto 2016 diventi il faro per rendere le politiche di contrasto alla povertà efficaci e mirate.