Ancora una volta un attentato al cuore dell’Europa, in una delle città simbolo della convivenza civile: Nizza.

Oltre 80 morti al termine di una giornata di quel 14 luglio festa della presa della Bastiglia in cui si celebrano quei valori di liberté, égalité, fraternité che fondano il nostro essere comunità moderna e, allo stesso tempo, famiglia europea.

A uccidere deliberatamente di nuovo la mano di un giovane francese, 31enne nizzardo, figlio di tunisini, al volante di un camion che ha investito come un matto la folla riunita sulla promenade des Anglais, contro quegli stessi cittadini a fianco dei quali ha vissuto.

A colpirci è sempre l’estraneità che queste persone vivono nei confronti della società nella quale sono inseriti e del Paese nel quale sono nati.
Percepiscono la cultura occidentale come colpevole del decadimento dei costumi o dello sfruttamento delle fasce più deboli del pianeta: non si sentono membri della società e non colgono l’essenza più profonda dei valori celebrati proprio ieri dalla Francia e dall’Europa intera.
Allora, nel buio dell’incomprensione e della paura, nell’accecamento di ogni ragione e del senso delle cose, ogni scusa è buona per distruggere, uccidere, annientare chi sta attorno. Per ferire a morte uno dei cuori pulsanti dell’Europa, per far sanguinare ancora vittime innocenti.
La risposta da parte di molti partiti è stata quella della chiusura, dimostrando quanto il richiamo ai valori di tolleranza e uguaglianza sia, da parte nostra, spesso mera retorica.

Come Giovani Democratici ci stringiamo attorno alle famiglie delle vittime, ai feriti, a Nizza, alla Francia, a quanti in tutto il mondo sono turbati da questa ennesima strage, da un pianeta che non conosce pace, a quanti hanno il cuore ferito da tanta inutile distruzione.

Ma non possiamo fermarci al dolore: sulle spalle di un’organizzazione politica pesa la responsabilità di capire. Abbiamo il dovere di studiare prima di poter spiegare non solo alle famiglie delle vittime, ma a tutti i cittadini, quello che sta accadendo.
Se non lo faremo ci condanneremo all’inutilità.
Siamo certi però di una cosa: sono troppo grandi le domande che sorgono per poter rispondere da soli, non riusciremo a sconfiggere l’orrore che colpisce le nostre città se come europei restiamo divisi e incapaci di azioni condivise.

Nulla dovrà distoglierci dal nostro lavoro irrinunciabile e instancabile di promozione dei valori di pace, libertà, fraternità, uguaglianza. Nulla potrà farci vacillare nella certezza che questa sia la più grande sfida del nostro tempo.