Impegno, squadra, passione: a 27 anni in Consiglio Regionale

Alessandra Nardini ha 27 anni ed è Consigliera Regionale in Toscana. La sua candidatura alle Regionali 2015 è espressione dei Giovani Democratici della provincia di Pisa. Questa è la sua storia.

Vuoi raccontarci la tua storia?

La mia candidatura è nata dalla nostra voglia di provare a portare la voce e le idee di una nuova generazione anche in Regione, come già avevamo fatto in tanti territori. Eravamo – e lo siamo tuttora – convinti, infatti, che mettersi in gioco in prima persona, senza la paura di “bruciarsi” e senza sottostare a tatticismi, fosse l’unico modo concreto per intervenire sul presente e costruire il futuro.

Ma c’era un’altra sfida da affrontare: riunire le frizioni che vi erano nel Partito attorno a una candidatura nata fuori dalle logiche correntizie, una candidatura che venisse dal basso e non dalle “stanze chiuse”, e per farlo serviva il coinvolgimento dei Giovani Democratici di tutto il territorio. Così, dopo i primi confronti nella segreteria provinciale e con i segretari dei circoli, abbiamo convocato, il 29 gennaio 201​5, una direzione provinciale nella quale, all’unanimità, abbiamo votato un ordine del giorno in cui si esprimeva la volontà di proporre una nostra candidatura e in cui veniva chiesto a me di rappresentarla.

Da quella sera sono iniziate settimane febbrili, giornate interminabili e nottate in bianco. Ci siamo inventati grafici, abili utilizzatori di social e organizzatori di iniziative. Abbiamo fatto campagna elettorale lungo tutta la provincia di Pisa con mezzi limitatissimi, ​ma ​sopperendo con gambe buone e ​tantissimo entusiasmo. Abbiamo utilizzato i nuovi mezzi di comunicazione in modo dirompente e creativo, ma non abbiamo mai dimenticato il rapporto umano, anzi, siamo ripartiti proprio da lì, riconoscendo l’ascolto ed il confronto come fulcro imprescindibile del fare politica. Ci siamo confrontati con i militanti nei circoli, con gli studenti, con le associazioni, con i lavoratori, con i cittadini nei mercati. Abbiamo incrociato sguardi, sorrisi, ascoltato consigli. Ci siamo presi anche molte critiche che, però, ci hanno arricchiti, perché ad esse abbiamo risposto con l’umiltà di chi vuole capire e trovare, insieme, una risposta. Come dovrebbe fare sempre la politica.

E intanto il gruppo attorno a noi cresceva. Ed era la cosa più bella. Mentre giravamo per i circoli, tantissime persone di tutte le età ​ci hanno seguito in questo percorso, leggendo in noi quel rinnovamento della politica di cui molto spesso si parla, ma che quasi mai si ha il coraggio di attuare davvero.

E, poi, in un baleno, è arrivata la notte del 31 maggio.

Qualunque fosse il risultato, noi avevamo già vinto. Perché, nonostante tutto, in questa campagna elettorale ci eravamo divertiti. Ci eravamo stancati, stressati, ma avevamo anche riscoperto la bellezza di fare politica tra la gente, e di farla in squadra, senza ansia per il risultato.

Certo, quello che è successo dopo mica ce lo aspettavamo. Il mio nome scritto 7178 volte e tantissime persone accorse per festeggiare insieme a noi questo straordinario risultato. Un risultato collettivo, costruito giorno dopo giorno perché, tutti, ci avevamo creduto, ma creduto davvero.

Quella notte non la dimenticherò mai. Dai dati che arrivavano, diventava sempre più evidente che avevamo fatto l’impossibile. Avevamo ottenuto un seggio in Consiglio, avevamo vinto la nostra sfida e, soprattutto, avevamo portato le nostre idee e la nostra passione fino alla Regione Toscana.