Non passano inosservate in questi giorni le immagini dei centinaia di migranti (fra i quali tanti minori) fermi a Ventimiglia come a Como e Milano, in attesa di un lasciapassare che non arriva e non arriverà da parte di Francia e Svizzera. Accolti nelle strutture o accampati alla ben’e meglio tra strade e stazioni, attendono di poter passare la frontiera.
Intorno una situazione grave: gli scontri dei “No border”, la polizia di frontiera, la morte (pochi giorni fa) di un agente di polizia in servizio, i cittadini e i volontari delle associazioni che provano a garantire risposte adeguate.
Il problema è stagnante e grave e presto potrebbe diventare esplosivo perché i francesi e gli svizzeri non intendono lasciare il passo a questi uomini e donne che hanno sfidato pericoli, disagi, difficoltà nei loro “viaggi della speranza” verso l’Europa.
Il Parco Roja e le Gianchette di Ventimiglia, la stazione di Como San Giovanni e la stazione di Milano Centrale appaiono oggi come gli ultimi luoghi di affermazione delle parole accoglienza, fratellanza, integrazione; più in là il loro significato sembra dimenticato.
Noi crediamo che questo sia, invece, il tempo di attuare senza doppigiochismi tali valori tanto declamati e così poco considerati. È ora di aprirci con responsabilità e lungimiranza al mondo nuovo che si delinea, accogliendo con solidarietà e umanità coloro che chiedono di passare e restare sul territorio europeo.
Urgono politiche serie di integrazione territoriale, un piano di accoglienza strutturato, un rinnovato impegno nei valori di libertà e uguaglianza, una maggiore valorizzazione del confronto culturale e la crescita nelle competenze interculturali.
Come già affermato altrove, sussiste la necessità di una sempre più urgente risposta europea sia sul fronte dell’accoglienza sia sul fronte della sicurezza. Lasciar gravare il peso della gestione di fenomeni così importanti e ormai strutturali sui Paesi costieri non solo è una scelta ingiusta e miope che divide l’Europa in due, ma è anche una opzione inopportuna per la serietà della situazione da fronteggiare e per la vocazione unitaria dell’UE. Senza contare che si tratta di una palese violazione del principio di “solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri” sancito dall’art. 80 del Trattato di Lisbona.
Vanno trovate insieme soluzioni condivise.
Lo chiede il 69,3% dei giovani europei che, secondo l’indagine dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo (realizzata da Ipsos) auspica una soluzione europea della questione migranti.
Lo chiediamo noi come Giovani Democratici, come giovani italiani ed europei, cittadini di questa Europa e di quella futura che non potrà sussistere senza il rispetto delle libertà individuali:
il riconoscimento dei diritti umani e il dovere di proteggere ogni nostro simile.