GaranziaGiovani
Il piano Youth Guarantee, misura europea di contrasto alla disoccupazione giovanile, è operativo in Italia dal primo maggio scorso. Da allora, sono state presentate 189.111 domande, alla ricerca di una proposta di lavoro o di formazione. Per partecipare bisogna iscriversi tramite il portale internet www.garanziagiovani.gov.it o i portali regionali, entro 60 giorni si riceveranno le prime indicazioni dai servizi all’impiego.

La misura è rivolta ai giovani tra i 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano. In Italia, secondo stime ufficiali, ci sono almeno due milioni di persone con queste caratteristiche, i NEET: solo il 10% di questi ha aderito all’iniziativa. I partecipanti sono in gran parte diplomati (56%) o laureati (26%). Il 31 % delle domande è di giovani campani e siciliani.

L’altra faccia della medaglia è la proposta di lavoro. Dalle aziende che dovrebbero richiedere la collaborazione di questi giovani, sono venute solo 11.703 richieste, per un totale di 16.949 posti di lavoro o di formazione, così divise: il 71,2% al Nord, il 14,9% al Centro e il 13,8% al Sud.

Dopo più di cento giorni questo è il quadro: poca informazione e sfiducia. Chi partecipa è sovra qualificato, risiede al sud, mentre le poche offerte si concentrano al nord. Garanzia Giovani è nata e pensata come uno strumento per intervenire a modificare la realtà, non a fotografarla cosi come la conosciamo.
Per questo dobbiamo evitare due rischi e provare a cogliere tutte le opportunità.

L’acqua va dove trova la strada. I report settimanali di monitoraggio, prodotti dal Ministero del Lavoro, danno l’idea di un andamento consolidato e non lasciano intravedere inversioni di rotta. Proseguendo così, si parlerà di un’occasione mancata: 1,5 miliardi di euro senza creare nuovo lavoro, col rischio di aggravare la rassegnazione tra i giovani, ai margini di una società che non li valorizza.

L’altro rischio, se ne parla sotto voce tra gli addetti ai lavori, è quello dell’imbroglio, della pastetta elettorale. Risorse pubbliche utilizzate per finanziare servizi inutili, misure effimere, decine di milioni di euro destinati all’accoglienza e all’orientamento, senza che ci siano vere opportunità tra cui orientarsi. Tutto in vista del grande appuntamento: le elezioni regionali di marzo. Secondo la regola aurea per cui il governo serve a creare consenso, per restare al governo.

Il tempo per cambiare rotta c’è, il piano è operativo fino a dicembre 2015, si può trasformare il rischio in opportunità. Garanzia Giovani serve se offre strumenti resistenti al tempo, alle campagne elettorali, utili per chi li riceve. Lavoro vero, bonus assunzioni, fondo per l’autoimpiego, apprendistato e tirocini in mobilità. E ancora percorsi formativi: si può avere un finanziamento, fino a 4mila euro, il rimborso fino al 70% per un corso di formazione mirato all’inserimento nel lavoro. Ci sono poi le risorse destinate al servizio civile su base regionale, impegnate in extremis perché nel piano iniziale non erano previste. Si offre così il proprio contributo alla comunità, per molti è il primo contatto col mondo del lavoro, un’opportunità per la Pubblica Amministrazione, altrimenti esclusa dal piano rivolto solo alle aziende.

Ci sono molte esperienze avanzate che vengono dai territori: soprattutto lì dove le politiche giovanili, in particolare il servizio civile, sono regolate con legge regionale e progetti sviluppati sul territorio.
Emilia-Romagna e Toscana in testa, anche in Puglia, dove con le risorse europee si sono rafforzati progetti, Bollenti Spiriti e Spirito Civico, attivi da diversi anni.

Garanzia Giovani non risolverà i guai. La disoccupazione giovanile è solo un aspetto del problema vero: al sesto anno di recessione, la disoccupazione generale al 12,3%, la contrazione del PIL è -8,5% e il tessuto d’impresa sempre più povero.
Garanzia Giovani è uno strumento, a disposizione della politica che interviene, impegnando un po’ di risorse economiche vere, a correggere le storture di una società imbarbarita, che pratica esclusione sociale e sfruttamento, per portare lavoro e conoscenza. Non è tutto, non è poco. Non va sprecata.

Federico Nastasi, responsabile Lavoro