Nei giorni scorsi è scoppiato un caso che sta facendo parlare molto di sé e su cui un’organizzazione politica giovanile come la nostra, non può rimane in silenzio.
Stiamo parlando di Foodora, start-up tedesca, specializzata nel take-away digitale dei ristoranti, i cui lavoratori hanno cominciato a incontrarsi e ad organizzarsi per far valere le proprie ragioni.
Per essere precisi, l’azienda non li chiama lavoratori, bensì “rider”, scaricando sull’inglesismo quella tendenza adamitica secondo cui basta cambiare il nome di una cosa per generare straniamento e permettere di proseguire con rimasugli del passato che non avremmo voluto rivedere: il nome più corretto è galoppino! La lingua è importante ed è bene riprendere il dizionario per capire di cosa si sta parlando:

galoppino s. m. [dal fr. galopin, prima nome proprio e poi nome com. per indicare messaggeri e sim.; der. di galoper «galoppare»]. – 1. Chi corre di qua e di là per rendere ad altri piccoli servizî o fare commissioni per loro conto (anche con valore spregiativo).

Smartphone e app a cui aggiungere un termine relegato a tempi sicuramente non recentissimi: il mix non è sicuramente dei più promettenti.
Stiamo parlando di un fenomeno che si può inquadrare come l’onda lunga dell’ideologia neoliberale, in cui i rapporti umani e di produzione del valore del lavoro sono sempre più sospinti verso un individualismo sfrenato, al punto che, nel caso Foodora, i lavoratori non sono nemmeno più tali e non sanno chi sono i loro colleghi. Viene così a realizzarsi quel rischio che tanti pensatori, a partire da Adam Ferguson, criticavano del liberalismo, reo di essere troppo incentrato sull’individuo e sul commercio e carente di quelle risorse etiche che invece caratterizzavano i popoli antichi.
Come possiamo contestualizzare il fenomeno che abbiamo davanti e che cosa dobbiamo fare per fare una risposta a chi crede che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in tutto ciò?

In primo luogo, dobbiamo affermare un principio che, in altri contesti, tipo quello della finanza, viene seguito con criterio scientifico e acritico: maggiore è il rischio, maggiore dev’essere la remunerazione. E non c’è rischio maggiore per questi galoppini di rimanere a casa, rischiare del proprio (sia l’usura della propria bicicletta o il rischio incidenti), a fronte di una remunerazione a cottimo decisamente malpagata al punto che perfino i due responsabili di Foodora hanno usato per descrivere cosa sia la loro realtà: “un secondo-terzo lavoro ideale per un team giovane che ama andare in bicicletta”. Noi siamo qui per dire che tutto ciò può essere definito in un solo modo: sfruttamento!
È sfruttamento se un’azienda, nuova (start-up) o vecchia che sia, trasmetta un simile disprezzo per il lavoro, fondamento della nostra Repubblica.

È sfruttamento perché un’azienda, nuova o vecchia che sia, non dovrebbe considerare ciò che offre come un qualcosa di cumulabile con altri due/tre lavori, perché vorrebbe ammettere che una parte di quell’agevolazione, di quella tempestività nelle consegne, deve diventare invisibile.

Invisibile ai clienti-utenti finali, che vogliono un servizio efficiente e nei tempi previsti, ma che non sanno e non si interrogano su cosa permetta di avere un pasto in pochi minuti direttamente alla propria porta.
Invisibile per gli investitori che, su queste nuove aziende (start-up), non riescono a (o non vogliono?) scorgere il perpetrarsi di logiche vecchie quanto il capitalismo: perché, dovremmo tutti chiederci da dove derivi il vantaggio per queste realtà della cosiddetta sharing economy! E la risposta, se si scava un po’ a fondo, oscilla come un pendolo tra l’intensificazione dei ritmi lavorativi e il ribasso dei salari.

Solo che non ci sono più capi/padroni/datori di lavoro dispotici, oggi c’è un algoritmo che decide tutto. Un algoritmo che tiene conto della tua velocità media, ma che non tiene conto se il semaforo è rosso, se ti fermi per far attraversare chi ha la precedenza o se imbocchi tutte strade contromano per far prima.
Non ci sono trattative sindacali, perché l’azienda, un po’ come i sovrani medievali che non volevano dialogare con i corpi intermedi, affermano di voler dialogare “direttamente” con i “collaboratori” e non con altre forme più o meno organizzate.
Non serve licenziare, basta “rimuovere il contatto dal gruppo Whatsapp” e il gioco è fatto. In questo “nuovo”, c’è molto delle cronache da sussidiario delle medie sulle vicende storiche di fine Ottocento.