Dal 7 al 10 luglio, si è tenuto il Festival della Partecipazione e della Cittadinanza attiva a L’Aquila, al quale abbiamo partecipato come Giovani Democratici.
Un Festival che punta a mettere in condivisione esperienze, storie nuove di valori antichi. Quegli stessi valori che la comunità aquilana ha fatto propri per rinascere dalle macerie di un terremoto che ha sventrato case e anime, sradicato radici della comunità, come fossero fondamenta.

Passeggiare per il centro storico de L’Aquila vuol dire passeggiare in un grande cantiere, dove i vetri rotti di una finestra si riflettono in quelli del palazzo ricostruito di fronte, palazzi ristrutturati si fondono e confondono con i palazzi distrutti e abbandonati. Poi si alza lo sguardo verso il cielo, lo si vede costellato di gru e si capisce quella è la realizzazione di una speranza di un popolo che ha iniziato a vedere la propria terra rinascere, ancora più forte.

In questa cornice ci sono persone che hanno subito imparato ad essere comunità, che hanno imparato a stare vicini, decidendo di ricostruirsi mettendo in atto, più con naturalezza che con struttura, processi partecipativi e di inclusione.
In un periodo storico in cui le certezze istituzionali, economiche e dei processi consolidati sembrano non essere più in grado di rispondere ai bisogni sociali, i cittadini rimettono al centro la loro azione attiva, migliorando il policy making dei governi territoriali. Un processo partecipativo che passa unicamente mettendo al centro le risorse e le competenze del territorio e che sia in grado di allargarsi ascoltando le voci di chi ha energie e idee.

A L’Aquila il tessuto associativo, unito alla rappresentanza istituzionale, ha fatto proprio questo: attivarsi, ascoltarsi, condividere e accogliere le competenze. Un cittadinanza vitale che è stata capace di farsi governo al fianco delle istituzioni. In questo, un ruolo centrale lo hanno avuto tutti quei giovani che aggregandosi hanno deciso di voler ricominciare, partendo dai circoli e dalle università, elaborando progetti di riqualificazione del territorio con materiale di scarto dei cantieri, diventati poi parchi giochi, panchine nuove donate alla città. Giovani che non hanno voglia di arrendersi, di scappare, ma che combattono ogni giorno con ricordi, paure, bisogno di futuro, con la vita che solo chi ha sentito, chi c’era può avere.

Tema importante del Festival della Partecipazione è stato quello del diritto dei cittadini alla riqualificazione e al riuso degli edifici e della terra. Un riuso sociale e che metta al centro dell’attività le persone. Tutto questo è possibile grazie ad una legge, approvata dal Parlamento, che le legittima e ne agevola la realizzazione.

Si tratta della L.164/2014 (Sblocca Italia) che, all’art.24, prevede la possibilità, per i Comuni, di assegnare aree e beni immobili pubblici ai cittadini, singoli e organizzati, per lo svolgimento di attività di interesse generale. La norma rappresenta un riconoscimento importante del ruolo politico dei cittadini che si attivano per la cura dei beni comuni, la valorizzazione dei territori e l’interesse delle comunità, legittimando e favorendo tante attività di recupero e riuso dei beni già realizzate e in via di realizzazione. Oltre al carattere prettamente territoriale, questo processo crea possibilità in materia di lavoro- riscoprendo lavori antichi da sviluppare in chiave innovativa- e di welfare- con la possibilità di togliere le persone dai centri di detenzione, dai CDD (centri diurni disabili), case di cura, da una parte sgravando le spese dello Stato e dall’altra garantendo dignità.

L’Aquila per tutto questo e molto altro è in laboratorio grande e bellissimo che ha imparato ad innovare, innovarsi e attivare la sua comunità.