GD-2014-10-Genova-A4

Il terremoto in Abruzzo e in Emilia, le alluvioni in Liguria e Sardegna non sono le prime, né saranno le ultime emergenze che avremo. Il nostro è un territorio ad alto rischio sismico e con enormi problemi di riqualificazione urbana, questo lo sappiamo. Ma quando la furia della natura si abbatte sulle nostre città, quando riceviamo danni per milioni di euro allora ci accorgiamo dei nostri problemi, delle tante scelte non fatte dalla politica negli anni. È sempre la stessa storia, è sempre lo stesso vizio, quello di gestire l’emergenza presente invece che pianificare le soluzioni per il futuro.

Ma cosa dovrebbe fare uno Stato in questi casi se non intervenire a sostegno dei tantissimi cittadini colpiti duramente?
E come può farlo, come può impegnarsi nella ricostruzione se non con una adeguata disponibilità di risorse?

Non possiamo aspettare sempre la prossima alluvione, il prossimo terremoto per risolvere il problema. Una delle nostre proposte di cambiamento per una generazione riguarda proprio il dissesto idrogeologico e lo stop al consumo di suolo.

Bisogna alzare la voce in Europa, ed imporsi per scorporare dal deficit gli investimenti o gli sgravi fiscali per la ricostruzione delle zone soggette a calamità naturali. Non si possono applicare i vincoli di bilancio sulla testa di chi ha appena perso molto, o tutto.

Genova, l’Abruzzo, l’Emilia e tutte le zone colpite devo poter ripartire, e ripartire con dignità. Dargli questa opportunità è una priorità del paese, è un atto di civiltà in una comunità nazionale.