2015-06-20-RifugiatiFb

Sergej Stanišev
Presidente del PSE
A Giacomo Filibeck
Vicesegretario del PSE
Federica Mogherini
Alto rappresentante UE per la PESC
Martin Schulz
Presidente del PE
Gianni Pittella
Presidente del gruppo S&D
A Laura Slimani
Presidente di YES

Oggi, il 20 di giugno, celebriamo la Giornata mondiale del rifugiato, come da 14 anni a questa parte.
Mai come questa volta, però, è necessario sottrarre le celebrazioni della Giornata alla retorica di circostanza.
Nel mondo non c’è un numero così elevato di rifugiati dai tempi della Seconda guerra mondiale. Migliaia di persone lasciano quotidianamente le proprie case sotto la spinta di dittature, violenze e persecuzioni e cercano salvezza presso un altro Stato.
Ed è nel Mediterraneo che questa gravissima crisi umanitaria trova uno dei suoi centri. I conflitti che infiammano il Medio Oriente e il Continente africano alimentano senza soluzione di continuità imponenti flussi di richiedenti asilo che si rivolgono alla sponda opposta del Mare Nostrum inseguendo sicurezza e protezione.
L’Europa è chiamata reagire dimostrandosi all’altezza del dramma che si sta consumando, se intende dare prova di uno spesso citato patrimonio etico e valoriale.
Con non poca amarezza, invece, verifichiamo per l’ennesima volta un arretramento nazionalista da parte degli Stati membri.
Allo slancio in avanti promosso dalla Commissione Europea, che ha opportunamente chiamato alla condivisione di responsabilità nella gestione di un fenomeno che, per le proporzioni assunte, non può ricadere sulle spalle di pochi Paesi, la risposta di molti Stati membri è stata fatta di distinguo, passi indietro, contrarietà, carenza di impegno, tentativi di annacquare il piano.
È una risposta che non ci soddisfa né ci onora. Ancora più se commisurata allo sforzo minimo che la Commissione Europea chiede. Stati molto più piccoli e poveri, pensiamo al Libano o alla Giordania, ospitano un numero di rifugiati da far impallidire l’intera UE.
Addirittura nel trentesimo della firma degli accordi di Schengen, uno dei più rilevanti successi dell’Ue, abbiamo visto importanti Stati europei chiudere le proprie frontiere. Nell’anniversario di quel patto che intendeva porre fine ad una storia tragica di guerre e contese territoriali e rappresentare, allo stesso tempo, il simbolo e il fatto tangibile di come fosse possibile creare una cittadinanza europea condivisa, confini che esistevano ormai solo sulle mappe sono stati nuovamente alzati.
Ed è per noi ancora più sconcertante, quando, a sottrarsi ad una condivisione di responsabilità e ad alimentare il gioco dello scaricabarile su un tema che riguarda la vita di migliaia di persone, sono governi a guida socialista.
Per queste ragioni, chiediamo al Partito Socialista Europeo di assumere una posizione più netta e di avviare un’iniziativa politica di chiaro segno, nella direzione dell’istituzione di un meccanismo obbligatorio per gli Stati membri nella gestione dei flussi di rifugiati e del superamento del Regolamento di Dublino III verso una cooperazione qua e solidale.
Non possono essere i socialisti ad attizzare gli egoismi nazionali, non possono essere i socialisti a ripiegarsi su una misera contabilità, quando sono in gioco i principi fondanti di giustizia, solidarietà, libertà, su cui si basa non solo l’appartenenza alla comunità europea, ma anche l’impegno politico di ciascuno di noi e l’adesione alla famiglia europea dei socialisti e democratici.
D’altronde, non era il PSE che nel Manifesto per le elezioni europee del 2014 scriveva: “Gli Stati membri devono mostrare una reale solidarietà in materia di politiche di migrazione e di asilo, per evitare che si verifichino altre tragedie umane, e mettendo a disposizione risorse sufficienti. Per salvare vite, l’Europa e i suoi Stati membri sono chiamati ad agire in maniera solidale, dotandosi dei meccanismi adeguati per condividere le responsabilità. Vogliamo politiche di integrazione e di partecipazione efficaci e meccanismi di assistenza ai paesi da cui partono i migranti. La lotta alla tratta di esseri umani deve essere intensificata”?
Sulla stessa traccia siamo chiamati ad impegnarci.

I Giovani Democratici