1. Qual è il bilancio di questi primi mesi da Sindaco? Quali sono stati i momenti più difficili e quelli più belli?

Sicuramente un bilancio positivo: la città è rinata e il cambiamento diventa quotidianamente sempre più palese. Inizialmente si è dovuto agire in funzione dell’estate gallipolina che, come si può immaginare, è un vero e proprio banco di prova. L’ordinario è diventato straordinario, ho fatto da subito affidamento sulla mia squadra che, devo ammettere, mi ha seguito e supportato.
Tra i momenti più difficili ricordo il giorno dopo il ballottaggio: vi era un caos in città ed alcuni riversavano su di me la problematica, come se fossi stato io il responsabile di quanto accaduto. Definire un momento particolarmente bello mi risulta invece difficile: ogni giorno è un’emozione che non posso descrivere.

2. Turismo e territorio: tanti dicono che il turismo è il petrolio italiano, che può cambiare le sorti dell’economia del nostro paese. Nel Salento c’è stato un vero e proprio boom negli ultimi anni, come si vive questo fenomeno sul territorio? Quali sono stati i vantaggi e quali gli svantaggi? Come ha cambiato l’economia locale?

Quando si parla del binomio Salento-turismo si tende spesso a dare un’accezione negativa al discorso. Credo che la situazione sia sfuggita di mano: sottolineare la massa di turisti che invade la nostra città solamente come un peso è totalmente sbagliato. Ogni turista, ogni viaggiatore, ogni escursionista porta qualcosa a Gallipoli e sicuramente si tratta di un beneficio economico, oltre che sociale. Aumentare la qualità dei servizi, migliorare l’organizzazione interna ed imporre regole ben precise: sono questi i trend per la prossima estate. 

Vantaggi/svantaggi, che dire? Tra i due sono maggiori i vantaggi, senza alcun dubbio. Se molti cittadini lavorano e portano il pane a casa è grazie al lavoro estivo. Occorre però ricordare che Gallipoli è pur sempre una città di 20.000 abitanti, è chiaro che con i numeri che si raggiungono durante l’estate un po’ di confusione si crea. Credo però che nessuno possa essere in disaccordo con me: Gallipoli è la prima meta estiva italiana, conosciuta sempre di più a livello internazionale. Io ne sono fiero: in fondo, è la città più bella del mondo. 

3. Sei balzato agli onori delle cronache poco dopo la tua elezione per aver dato nomi “poetici” alle deleghe dei tuoi assessori. Come sei arrivato a questa decisione? Ci sono altri motivi più “pratici” che ti hanno portato a rinominare così le competenze? Hai constatato dei cambiamenti nel modo in cui i tuoi concittadini si rapportano alle istituzioni?

Non è stata una decisione ponderata, costruita a tavolino, ho fatto solo quello che sentivo. Mi sono chiesto: “perché dare sempre un significato statico alle cose”?  Ho creduto fortemente in una rivoluzione, in un cambiamento, in un sogno possibile che è divenuto realtà. Quello che mi ha fatto andare avanti è stato sempre questo concetto:  rompere gli schemi e personalizzare gli aspetti della quotidianità. Non trovate sia molto più bello chiamare chi si preoccupa delle condizioni dei cittadini “assessore alla felicità” piuttosto che ai servizi sociali?  Il cambiamento è anche in queste piccole cose, non costano nulla e fanno bene al cuore.

4. Ci puoi fare un esempio di un tema su cui hai avuto modo di lavorare in rete con altri amministratori del territorio o italiani e un caso in cui ritieni che sarebbe utile ricorrere maggiormente a questa pratica?

In realtà, da quando ricopro la carica di sindaco cerco in tutti i modi di lavorare e fare rete con gli altri comuni. Uno dei casi più recenti è proprio quello della notte di Capodanno: insieme all’amico Massimo Manera, nonché sindaco della città di Sternatia, abbiamo portato in piazza a Gallipoli la famosa Notte della Taranta. 

Stiamo partecipando a molti bandi e progetti insieme ad altri comuni salentini e non solo. Due mesi fa, mi sono recato nella riviera romagnola ed ho incontrato il sindaco di Rimini per un protocollo d’intesa che riguardi la costa est d’Italia. Amo collaborare e condividere le esperienze: chi guarda solo nel proprio orto non crescerà mai.

5. Come influisce l’età sull’essere sindaco? Ti aiuta, ti ostacola, o non ci si fa caso?

Sicuramente è un approccio diverso. Avere trent’anni e al contempo amministrare è complicato e bellissimo, complesso e affascinante allo stesso modo. C’è chi pensa che le persone debbano per forza essere autoritarie e “molto” adulte per essere ascoltate; è solo una questione di rispetto reciproco. Sono una persona molto disponibile e non mi piacciono le persone che si prendono troppo sul serio. Non è una questione di età, è solo carattere. Avessi avuto più anni, non sarebbe cambiato nulla. 


6. C’è un ambito in cui come Sindaco vorresti poter avere maggiore discrezionalità e libertà di azione? Ci puoi fare un esempio di un caso in cui la struttura statale ti è stata d’intralcio e uno in cui la sua presenza e aiuto è stata essenziale?

C’è chi vuole far parte della politica per avere dei vantaggi personali o per godere di una posizione più comoda per guardare gli altri dall’alto. Per quanto mi riguarda, non è cambiato nulla. Cerco di comportarmi sempre nella maniera più corretta possibile rispettando ruoli e step. Ci sono casi in cui delle strutture rigide frenano o rallentano determinate azioni,  ma in questi casi non vado oltre. Preferisco aspettare ed agire in tranquillità e nel rispetto di chi lavora.