In Commissione Affari Costituzionali della Camera, ieri, si è consumato un spettaccolo ignobile, per via della discussione sul DDL Fiano (Pd) che introdurrebbe nell’ordinamento il reato di propaganda fascista e nazifascista, inasprendo le pene già previste dalle Leggi Scelba del 1952 e Mancino del 1993. Una proposta che, per il “peso” della storia, dovrebbe unire le forze parlamentari democratiche; ed invece provoca il contrario. Montecitorio si spacca: tra gli oppositori al provvedimento anche il Movimento 5Stelle, i cui rappresentanti hanno motivato così il loro dissenso: «il provvedimento in esame si palesa sostanzialmente liberticida».
Ora, liberticida vuol dire che distrugge la libertà: perchè non proviamo a chiedere a chi il fascismo l’ha vissuto sulla propria pelle cosa opprimesse realmente la libertà?Avranno, forse, persino difficoltà e soffriranno nel rispondere. Quella di 5stelle non è solo una posizione preoccupante sul piano ideologico, bensì anche sul piano realistico; è un campanello d’allarme che la politica deve considerare, perchè l’errore di sottovalutare la pericolosità del pensiero fascista è già stato commesso in passato e tutti sappiamo quali effetti catastrofici ebbe. Il ddl, poi, è stato anche definito “inutile” perchè non si vedrebbero rischi di ricostituzione del disciolto partito fascista. Eppure il tutto suona terribilmente stonato, davanti alle soventi manifestazioni di gesti o espressioni direttamente riconducibili al Ventennio apprese dalle cronache, dinanzi alla proliferazione digitale di pagine facebook e account completamente inneggianti la figura e le imprese del duce – alcune pagine prendono addirittura la denominazione di “partito”. Piattaforme di condivisione, che tenendo conto della odierna capacità di influenza di internet sugli utenti, non possono più essere ignorate da uno Stato antifascista per Costituzione.
Perchè allora difenderne la proganda e la diffusione di simboli fascisti? E’ una posizione certamente ambigua per un movimento dichiaratosi democratico, a conti fatti divulgatore di un qualunquismo che simpatizza col fascismo.
Né di destra né di sinistra, né carne né pesce, né fascisti né contrari al sempreverde culto del dittatore italiano. Sotto la maschera del qualunquismo o di quella che potremmo definire come la strategia del “partito [anzi movimento] pigliatutto” che punta a raccogliere consensi tra i delusi della politica, senza preoccuparsi troppo di dove tiri il vento, non si cela solo un comportamento, un modus operandi per arrivare “democraticamente” al potere ma un pericolo che si fa sempre più chiaro col passare del tempo. In altre parole, alla fine di far andar bene tutto, si rischia di prendere decisioni poco consone allo spirito democratico.

Al movimento pentastellato sembra importare poco quello che sta succedendo sulle spiagge italiane in queste ultime ore, da nord a sud. Se a Chioggia (VE) si scopre l’esistenza di un lido fascista che accoglie i vacanzieri con cartelli che rimandano al Ventennio, ad Ostia (RM) un blitz di Casapound preferisce i fatti alle parole e caccia dalla spiaggia alcuni abusivi. Due località distanti, Chioggia e Ostia, due casi forse isolati ma sufficientemente gravi da chiedere che la politica, quella assennata, dia delle risposte efficaci stroncando sul nascere questi germi antidemocratici. Perché a lasciar fare, a dire che i problemi urgenti sono sempre altro, forse un giorno ci sveglieremo la mattina e scopriremo che i fascisti non sono più su Marte o sulle nostre spiagge ma in politica e sarà forse troppo tardi.
La sinistra ha il dovere di non sottovalutare più alcuna minaccia fascista. “La Resistenza – diceva a ragion veduta Norberto Bobbio – non è finita.”