Un anno fa il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi diffondeva i documenti di duecentomila società anonime costituite offshore dall’ufficio legale Mossack-Fonseca.

Dopo lo scandalo dei Panama Papers, una nuova epocale fuga di notizie nel mondo della finanza ha, da qualche giorno, reso noti i Paradise Papers, le carte riservate dei paradisi fiscali. Si tratta di più di 13 milioni di documenti segreti fuoriusciti dagli studi professionali Appleby e Asiacity.

Mentre molti Stati imponevano misure di austerità, alcune società multinazionali e privati cittadini hanno sottratto miliardi alle casse pubbliche non pagando le tasse.

Consapevoli dell’importanza della redistribuzione fiscale quale strumento di giustizia sociale e principale argine alle crescenti disuguaglianze, abbiamo deciso di aderire alla campagna internazionale per la giustizia fiscale promossa dagli Young European Socialists e dalla International Union of Socialist Youth.

L’obiettivo dei Giovani Democratici è quello di mobilitarsi, insieme alle organizzazioni giovanili socialiste, socialdemocratiche e laburiste, per impegnare i governi nazionali e le istituzioni europee nella riduzione dell’evasione fiscale attraverso percorsi di riforma della legislazione fiscale e dell’ordinamento tributario e per raggiungere, a livello globale, una giustizia fiscale che consenta la trasparenza dei trasferimenti di capitali e la tassazione dei profitti nel Paese in cui siano effettivamente prodotti.

Riteniamo che sia fondamentale affrontare il problema dell’evasione fiscale transnazionale attraverso l’applicazione di un sistema sanzionatorio efficace e mediante una definizione chiara e credibile di paradiso fiscale. È necessaria una pressione economica e politica coordinata sui territori a tassazione nulla o agevolata al fine di ottenere quantomeno la disclosure sui capitali sottratti a imposizione. Il Fondo Monetario Internazionale dovrebbe tracciare i trasferimenti di ricchezza privata segnalando l’imponibile eventualmente sottratto alle casse dei singoli Stati.

Sulla base di quanto proposto dalla Commissione Europea e in particolare dal Commissario Moscovici, chiediamo che le società multinazionali rappresentino, attraverso i loro bilanci, i profitti realizzati paese per paese. Il country by country reporting agevola la tassazione globale dei profitti secondo il criterio di applicazione delle aliquote del Paese nel quale i profitti sono prodotti.

Le autorità competenti dovrebbero, inoltre, revocare le licenze bancarie ai consulenti finanziari che, siano essi persone fisiche o giuridiche, individuano scappatoie offshore per occultare capitali.

In conclusione, chiediamo al governo italiano una riflessione seria sul percorso intrapreso con la riforma degli istituti deflattivi del contenzioso tributario e con gli strumenti resi disponibili per il rientro di capitali perché, nell’intento di incrementare l’efficienza  e le entrate fiscali, le nuove possibilità non si traducano in una forma di condono permanente.

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