I Giovani Democratici, dopo l’ultimo Congresso, hanno deciso di imprimere particolare attenzione al mondo delle autonomie territoriali del nostro paese, per fornire un supporto specifico per quelle ragazze e quei ragazzi che, dopo aver maturato la propria esperienza di militanza, hanno deciso di dare un contributo alla propria comunità candidandosi nel Consiglio comunale della propria realtà.

Uno dei temi che affligge i Comuni più piccoli, di cui la Regione Liguria è un esempio per la grande frammentazione, è quello dell’impossibilità di reggere a una richiesta crescente dei bisogni dei cittadini, a fronte di risorse economiche calanti.

Il tema focale del Dipartimento Autonomie locali è quello di offrire un’elaborazione originale per dare una soluzione concreta ai tanti amministratori che si ritrovano a gestire situazioni in queste piccole realtà. La soluzione cui intendiamo dare voce passa dall’uso sapiente di Unioni e fusioni di Comuni.

Ed è proprio per cercare di impedire una decisione contraria alla storia e dall’odore più che mai ideologico, che siamo qui a esprimere la nostra ferma opposizione al disegno di legge di stabilità n. 120, in questi giorni all’esame del Consiglio regionale, e che rischia di eliminare tout court anche solo la previsione di fondi per incentivare le fusioni, motivando il tutto “a causa della situazione di crisi economico finanziaria che sta attraversando il paese“.

Riteniamo questo provvedimento discutibile per almeno due ragioni politiche e una di ordine tecnico: in primo luogo, la Regione Liguria, da quanto ha previsto dei contributi alle fusioni (era il 1994), è l’unica nel Nord Italia – a eccezione della Valle d’Aosta – a non aver MAI operato una fusione di Comuni; in secondo luogo, e conseguentemente rispetto al primo, la legge del 1994 prevedeva importi mediamente più bassi rispetto a quelli delle Regioni confinanti e il non aver mai aggiornato gli importi, ancora in lire, rappresentano bene come non si sia mai spronato verso questo tipo di modifiche volontarie degli ambiti comunali. Il terzo aspetto, quello di natura tecnica, parte dalla considerazione che la legge nazionale, il TUEL, da quasi per scontata l’esistenza di tali contributi laddove dice che, “Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono“.

Ricordiamo che alcuni Comuni hanno cominciato a interrogarsi su questo strumento e a chiedere, tramite questionari e assemblee pubbliche, l’opinione dei propri cittadini, come nel caso di Bajardo e Ceriana, da un lato, e Carpasio e Montalto Ligure, dall’altro; su queste realtà più avanzate e sulle altre che cominciavano a muoversi, anche a fronte dell’aumento di risorse messo sul piatto dal Partito Democratico a livello nazionale, la scure della Giunta Toti rischia di colpire mortalmente queste esperienze, sprecando il lavoro dei tanti amministratori locali che si sono impegnati a studiare le opportunità e a confrontarsi con i cittadini.

Ci impegneremo, nei prossimi mesi, a mostrare come lo stesso argomento, in altre Regioni, sia stato affrontato in modo più laico e ben al di là delle divisioni politiche, in quanto i contributi aggiuntivi, che erano previsti per un decennio, erano pensati appositamente per avere una durata tale da guardare più all’erogazione dei servizi pubblici nei Comuni che non al colore politico di chi ne avrebbe gestito, economicamente, i benefici.