Il nuovo anno porta con sé la firma posta dal governo Gentiloni alla riforma dei livelli essenziali di assistenza (LEA). Una riforma, attesa da anni, che migliora l’accesso alle cure – rivolgendo lo sguardo alla prevenzione e all’assistenza territoriale del paziente – e che appare indirizzata alla riduzione delle inefficienze.

La riforma si concentra in tre direzioni:

  1. l’attività di prevenzione collettiva,
  2. l’assistenza territoriale,
  3. l’assistenza ospedaliera,

con lo scopo di alleggerire e donare nuovo slancio scientifico e tecnologico ai LEA e al Sistema Sanitario Nazionale.

Nell’ambito della prevenzione collettiva, spicca l’estensione universale e gratuita delle attività vaccinali a tutta la popolazione a rischio per fasce d’età (ad esempio il vaccino antinfluenzale agli over 65 e l’estensione ai maschi under 15 per la vaccinazione contro il Papilloma virus) e si conferma l’attenzione alle politiche di igiene e sicurezza del lavoro ed alla ricerca in ambito di prevenzione e screening. Vengono inseriti tra i livelli essenziali la consulenza genetica e lo screening neonatale per la sordità e la cataratta congenite.

In definitiva, si evidenzia una maggior attenzione allo stato di salute della popolazione sana, in tutti gli ambiti ed a tutti i livelli: questo perché la prevenzione e il mantenimento della salute rappresentano i metodi più semplici ma non sempre ovvi per ridurre in maniera intelligente la spesa sanitaria.

Novità vengono inserite anche nell’ambito delle attività assistenziali con il varo del nuovo nomenclatore delle prestazioni ambulatoriali specialistiche: il paziente potrà sottoporsi -in ambulatorio e gratuitamente- a procedure precedentemente previste solo in regime di ricovero, quali ad esempio la procreazione medicalmente assistita.

Nell’ambito delle cure territoriali, aumentano le patologie riconosciute come croniche, con conseguente esenzione per i pazienti affetti dal pagamento delle visite ad esse relative: si ribadisce così l’universalità dell’accesso alle cure.
Garantendo una maggiore tutela delle fasce più deboli, la riforma dei LEA va a toccare anche le cure domiciliari: i malati cronici non autosufficienti avranno diritto ad un livello di cura paragonabile ad una “ospedalizzazione domiciliare”, con minore impatto economico e emotivo sulle famiglie e maggiore integrazione con i sistemi di cura territoriale, per ottenere minori tassi di ospedalizzazione e conseguentemente risparmio.

Nell’ambito delle disabilità, viene posta maggiore attenzione all’inserimento e integrazione sociale del paziente, con uno sguardo particolare all’autismo, di cui vengono definiti i percorsi di diagnosi e terapia.

Arriva anche il nuovo nomenclatore protesico, che permetterà tra gli altri, la prescrizione medica di ausili informatici e domotici così da aumentare la sicurezza e l’integrazione sociale dei soggetti portatori di handicap.

L’unica pecca si evidenzia, a nostro avviso, nella mancata focalizzazione economica sulla prevenzione ,a cui, secondo il Patto della Salute, spetterebbe il 5% del budget regionale, ma nella quale viene investito solamente il 3% dei fondi, utilizzando metodiche che talvolta si riferiscono a linee guida sanitarie obsolete. È invece fondamentale garantire alla popolazione screening gratuiti e all’avanguardia, in quanto un controllo in più oggi corrisponde a un malato in meno domani, con enormi risparmi nella spesa dedicata alla sanità.