Sono più di 4 anni che si combatte ad Aleppo.
Una città di storia millenaria, emblema di convivenza tra culture e religioni, vive da troppo tempo un’immane tragedia, che ha mietuto centinaia di migliaia tra vittime e dispersi e che minaccia ancora la vita di molti altri civili inermi.

Parte importante di Aleppo è sotto assedio. L’esercito lealista avanza sostenuto dalle forze iraniane e dai caccia russi.
I civili in fuga tra le bombe, a costo della propria vita, solo negli ultimi giorni, sembrano essere 50mila; 250mila, invece, secondo Oxfam, le persone intrappolate nella città.
A farne le spese sono soprattutto i più deboli e i più piccoli: i bambini in situazione di assedio, infatti, secondo le organizzazioni internazionali, sono raddoppiati nell’ultimo anno e ammontano ora a decine di migliaia, soffrono malnutrizione e problemi psicologici, a causa della guerra, sono vittima ricorrente dei bombardamenti in pieno giorno che non risparmiano scuole ed ospedali e addirittura convogli destinati alla consegna di aiuti.
L’Onu definisce “spaventoso” lo stato della città, Oxfam evidenzia una quadro umanitario “sempre più drammatico”: migliaia di civili si apprestano a vivere l’inverno con scorte di cibo ed acqua molto ridotte, spesso senza alimenti essenziali, e in presidi sanitari in via di collasso.
È necessario che l’opinione pubblica mondiale e la Comunità internazionale non solo prendano pienamente coscienza che ad Aleppo sta avvenendo una delle stragi più cruente dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, ma agiscano rapidamente di conseguenza. Il conflitto in Siria ha già devastato ampiamente la vita di milioni di civili, uomini, donne e bambini comuni. Oltre alla drammatica situazione di Aleppo, sono infatti 700mila i siriani che vivono in altre aree del Paese assediate dalle armate governative. Non ci sono ulteriori limiti da superare: le regole che pure regolano la guerra secondo le Convenzioni internazionali in Siria sono state sistematicamente violate.

Bisogna che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la Comunità internazionale stabiliscano presto una tregua umanitaria utile alla consegna di viveri e alla prestazione di assistenza medica a coloro che sono bloccati in città dai bombardamenti e venga assicurata protezione ai civili e alla infrastrutture su cui si muovono.
Al fondo, i Giovani Democratici chiedono di interrompere l’assedio brutale che cinge Aleppo, prima che diventi un grande cimitero, e che si attivino presto tutte le misure per fermare il conflitto e giungere a rapida soluzione.